Teatro
Volere un seno grande a otto anni
Una madre permette alla figlia di otto anni di fare un intervento per aumentare le dimensioni del seno. Una decisione estrema che provoca conseguenze drammatiche. La psicoterapeuta che affronta questo caso è la voce del monologo Il Sen(n)o (dall’originale di Monica Dolan The B*easts) portato nei teatri italiani da Lucia Mascino (regia Serena Sinigaglia). Il testo è stato tradotto da Monica Capuani ed esplora le derive della società iper-sessualizzata che espone il corpo infantile a modelli pornografici, sollevando interrogativi sul ruolo dell’educazione e sulla mercificazione dell’identità femminile.
E ora la cosa pericolosa e sbagliata era che la gente si sentiva giustificata a poter dire, a poter addirittura credere, che se Lila non avesse avuto il seno non sarebbe successo [non sarebbe stata stuprata], che poiché Lila aveva il seno una “ragione” c’era per cui l’avevano perseguitata e le avevano dato la caccia in quel modo. E sappiamo tutti quanto la “ragione” sia una parente stretta della “giustificazione”. E questo è così… così sbagliato che non so neanche come spiegarlo.
E la sfortuna volle che, in quel momento di grande vulnerabilità – durante un rinvio pomeridiano – sentii per caso la voce di una persona, nel posto più assurdo di tutti, e cioè in quel bastione della civiltà inglese che è il supermercato Marks & Spencer.
“Quindi che cosa sta dicendo?”, mi sentii ringhiare contro quella donna. “Sì, proprio lei. Che cosa sta dicendo, che solo perché una ha il seno sta chiedendo di essere violentata?”.
Lei si schiarì la gola e si limitò a fissarmi.
“E se una è in giro e allatta un neonato, anche quella sta chiedendo di essere violentata?”.
La donna mi fissò prima di assestarmi una lenta e ponderata risposta: “Il seno di quella ragazza non è funzionale. Tranne per ciò che è ovvio”.
“Non sto parlando del suo seno, sto parlando del seno di chiunque. E allora? Il seno è lì perché la gente lo fissi?”.
“Be’, certo, è evidente! È proprio questo il motivo per cui quella ragazzina lo ha voluto!”.
Estratto dal monologo Il Sen(n)o (titolo originale The B*easts) di Monica Dolan
Conosco Monica Dolan come una delle grandi attrici del teatro inglese della sua generazione. Ero al Festival di Edimburgo nell’estate 2019, quando presentò questo monologo, che aveva scritto per sé. Fu un pugno nello stomaco. Tornai a vederlo quando approdò a Londra, al Bush Theatre. Stesso effetto. Monica Dolan aveva anticipato un problema che negli anni sarebbe diventato sempre più grave e urgente: una costante e quasi irreversibile sessualizzazione alla quale ragazzine sempre più giovani non riescono a sottrarsi.
La cosa più agghiacciante, mi raccontò Monica, era che la gente le chiedeva se quello che il suo personaggio raccontava in scena fosse una storia vera. Segno che la forbice tra realtà e finzione era strettissima.
Lella Costa vide lo spettacolo a Londra, se ne innamorò e volle farne alcune letture in Italia. Così decisi di tradurlo. Qualche tempo dopo, lo feci leggere a Lucia Mascino, che con grande determinazione decise di interpretarlo in una produzione vera e propria. «Quando ho letto il testo – racconta l’attrice – ho pensato che fosse urgente portarlo in scena. Abbiamo impiegato un anno con Serena Sinigaglia per addentrarci in una materia così toccante, complessa e piena di riverberi come la manipolazione continua della nostra identità, immersi come siamo in modelli di marketing più che in situazioni reali. Questa manipolazione è ancora più violenta e fuori controllo nella zona dell’infanzia e dell’adolescenza».
Serena Sinigaglia ci è sembrata subito l’interlocutrice ideale cui affidare una materia tanto scottante e delicata. «Cerco sempre testi che sappiano cogliere le questioni più urgenti della contemporaneità», ha dichiarato la regista. «Il Sen(n)o apre uno squarcio, mai retorico, mai scontato, nelle contraddizioni profonde della nostra società».
Monica Capuani