Conversazione
Non avete capito chi siamo veramente
Illustrazione di Andrea Cocchinone, 2026 – ISS Rossellini
«Quando gli adulti parlano di noi sui social dicono cose non vere». Ne sono convinti gli studenti del terzo anno di una scuola superiore romana. Manuel di 17 anni, Simon di 18, Adriano, Valerio, Andrea e Irene di 16 e i loro compagni, tutti iscritti all’Istituto cine tv “Rossellini”. Ragazzi che quando ci parli pesano le parole e si lasciano andare se si trovano di fronte qualcuno che li sta ascoltando sul serio.
Raccontano la rappresentazione che gli adulti costruiscono di loro e che non sentono corrispondere alla vita reale, al loro modo di essere e di pensare. L’impressione è che gli adulti tendano a non ascoltare, non rispondano al bisogno di aiuto dei ragazzi e non tengano conto del loro punto di vista. Troppo spesso si limitano a giudicare senza cercare di capire. E questo genera distanza, distacco. Fino ad arrivare a una convinzione pressoché unanime: «Non ci ascoltano».
A chi si riferiscono? Ai genitori, prima di tutto, che sembrano distratti dai loro impegni e che non li coinvolgono nelle loro decisioni. «Una scelta che interessa la famiglia riguarda anche noi che siamo i figli. Invece sembra che ci ignorino e dobbiamo subire gli effetti delle loro scelte senza essere presi in considerazione. Anche noi». Ma gli adulti di cui parlano sono anche i docenti e le altre persone con cui entrano in contatto nella quotidianità.
Non va meglio quando sono i media a descriverli. Ad esempio le serie televisive. «Nelle storie raccontate nelle fiction ritrovo comportamenti dei miei coetanei e i problemi della mia età, ma la maggior parte delle volte viene rappresentata una situazione disastrata, come quella di una classe salvata da un professore. Nella realtà non va sempre così».
Insomma, i ragazzi non si vedono come quelli di Un professore o di Adolescence e altre fiction simili che raccontano vicende generazionali e di formazione.
Secondo i ragazzi prevale il racconto di una generazione che “fa casino”. «Ma questa narrazione non è vera: ci sarà qualcuno che lo fa, ma noi non siamo disinformati o senza passioni». Non solo, tengono a evidenziare che, esattamente come chi li ha preceduti, hanno interessi e sono interessati alla scoperta, ma soprattutto sottolineano che la loro è «la generazione che sta vivendo i maggiori problemi di sempre, soprattutto a livello di salute e in particolare di salute mentale».
Illustrazione di Andrea Cocchinone, 2026 – ISS Rossellini
È un segnale forte quello che lanciano. Indice di consapevolezza di una condizione difficile e che richiede attenzione. Condizione che reclama di essere vista e che invece, a loro dire, non è sufficientemente presa in considerazione. «Gli adulti hanno un atteggiamento di superficialità nei nostri confronti: la realtà che viviamo viene sottovalutata e le informazioni che hanno su di noi non sono precise».
Non solo: ciò che li disturba di più è il fatto che «molti adulti si sono dimenticati di essere stati ragazzi anche loro. Si sentono superiori e prendono sottogamba le situazioni che viviamo, minimizzando i nostri problemi». Quello di cui i giovani avrebbero bisogno è invece “condividere”: «Se mi lamento di un problema personale con un adulto vorrei poterlo affrontare insieme a lui. È giusto essere autonomi ma è importante avere un punto di riferimento».
Insomma, quella che manca è la capacità di saper ascoltare e, anche quando l’ascolto c’è, non sempre è profondo ed empatico. «Ci giudicano: difficilmente entrano nel nostro mondo. Ma la chiave per capire l’altra persona è vedere come quella persona guarda la realtà. Da parte degli adulti manca spesso intelligenza emotiva: pensano di sapere più di noi, ma dovrebbero rendersi conto che l’esperienza non sempre dipende dall’età».
Il racconto degli allievi di questa scuola superiore della Capitale non rappresenta necessariamente un’intera generazione. I pensieri e i sentimenti espressi da queste ragazze e da questi ragazzi indicano necessità che appartengono in modo generale a una fascia di età – l’adolescenza – e che possono stimolare una riflessione nel mondo adulto che conduca a un differente approccio nei loro confronti.
Il modo in cui vengono rappresentati, infatti, dipende molto da come sono percepiti. E per poter capire chi sono davvero occorre uno sforzo in più: quello di mettersi davvero nei loro panni e di assumere la loro prospettiva. Per realizzare un incontro nel quale ci sia comprensione profonda.
Cresce l’incomprensione tra generazioni: ecco i temi controversi
Aumenta l’incomprensione tra generazioni. Il 58% degli adolescenti tra i 14 e i 17 anni ritiene che gli adulti non comprendano i giovani. Pensa il contrario il 19% mentre il 23% non sa prendere posizione. A rivelarlo un’indagine demoscopica promossa da Con i bambini Impresa sociale e condotta dall’Istituto Demopolis, presentata nel novembre 2024. L’anno precedente, nella primavera del 2023, erano il 54% coloro ritenevano gli adulti incapaci di comprendere le nuove generazioni. Passando al 58% sono aumentati del 4%.
Che cosa non capiscono gli adulti secondo i ragazzi? Il 49% pensa che l’incomprensione riguardi il fatto di vivere in un periodo storico diverso dal loro. Il 46% ritiene invece che a non essere comprese siano le loro idee. Per il 43% gli adulti non comprendono le priorità dei ragazzi e per il 42% i loro desideri e le loro passioni.
Quanto al rapporto con gli smartphone e la rete è emerso che il 41% ritiene non sia compreso dagli adulti. Il 33% è dell’opinione che a non essere capiti siano i loro timori. Una stessa percentuale lega la mancanza di comprensione alla sfera dei sentimenti. Infine il 28% indica le abitudini come ambito nel quale i minorenni non vengono compresi.
ll quesito “Che cosa non capiscono, a tuo avviso, gli adulti dei ragazzi della tua età?” è stato sottoposto a un campione di 1.008 intervistati. Era possibile fornire più di una risposta. L’indagine è Adolescenti in Italia: che cosa pensano gli under 18 e cosa dicono gli adulti, realizzata dall’Istituto Demopolis per conto di Con i bambini Impresa sociale.